Il nostro sistema d’istruzione sta vivendo da anni una
preoccupante crisi i cui
effetti sono tra l’altro evidenziati da ricorrenti indagini
nazionali ed
internazionali: a fronte di una spesa per allievo superiore alla media
OCSE, di
un rapporto insegnanti studenti decisamente più alto
rispetto alla media
europea (9,2 insegnanti per cento studenti che raggiunge
l’11,5 se si tiene
conto degli insegnanti di sostegno, degli insegnanti che svolgono
attività
diverse dall’insegnamento e dagli insegnanti soprannumerari
ecc..), si
ris
contrano consistenti divari tra gli esiti scolastici degli studenti
italiani
e quelli degli altri paesi OCSE e ritardi significati nei livelli di
conoscenza
e di competenza relativi agli apprendimenti di base ed in particolare
della
matematica e della comprensione linguistica. A questo si aggiungono
diffuse
forme di disinteresse degli alunni verso la scuola, demotivazione e
stanchezza
del personale anche in assenza di incentivi e riconoscimenti del merito
e un
preoccupante clima di incertezza e di sfiducia. Un bilancio deludente
che pone
una seria ipoteca sul futuro dei nostri giovani, chiamati a
confrontarsi tra
loro in un contesto internazionale globalizzato, dove la conoscenza
è fattore
prioritario di crescita personale e collettiva e
l’investimento più produttivo
è quello in capitale umano. E’ noto, infatti, che
nella società in cui viviamo
la “qualità” delle risorse umane
costituisce un bene primario e strategico di
straordinaria importanza per interpretare correttamente e governare
l’innovazione e il cambiamento, per sostenere e orientare le
vicende
economiche, per essere competitivi, per dare solidità e
stabilità alle
istituzioni democratiche, per assicurare coesione sociale e promuovere
la piena
fruizione dei diritti di cittadinanza, per raggiungere livelli di
benessere
accettabili e duraturi. Ma “qualità”
delle risorse umane significa “qualità”
dell’istruzione,centralità della scuola quale sede
privilegiata di formazione
integrale della persona, di crescita umana, civile e culturale delle
giovani
generazioni e fondamentale fattore di sviluppo della società
nel suo complesso.
Nel nostro Paese, alle profonde trasformazioni intervenute nella vita
individuale e negli assetti sociali, ai nuovi scenari disegnati dalla
scienza e
dalla tecnologia, alle nuove logiche della produzione e del mercato del
lavoro
non è corrisposta una politica dell’istruzione che
realizzasse un disegno
organico ed un intervento riformatore unitario e condiviso e, comunque,
tale da
adeguare alla mutevole realtà gli ordinamenti scolastici, i
percorsi formativi,
i modelli organizzativi e didattico-pedagogici, i profili professionali
degli
insegnanti, i sistemi di valutazione. Le riforme e le innovazioni
introdotte
negli ultimi decenni hanno conosciuto vicende alterne e spesso
tormentate,
spinte in avanti, ritorni al passato e rifacimenti che ne hanno
impedito la
completa attuazione, generando confusione e sensibili ritardi nel
processo di
modernizzazione...